LE DIMORE DI COSTANTINO NIGRA


Furono tante nel suo peregrinare professionale in tutta Europa ma tre furono le sue preferite:

 

                 

      Il Castello in località Villa Castelnuovo, nella bella Valle che prese l'appellativo di sacra in quanto all'epoca si rappresentavano pubblicamente alcune rappresentazioni religiose (Natale, Passione,Giudizio Universale), fu la casa ove nacque Costantino Nigra nel giugno 1828.

 I testi delle rappresentazioni furono raccolti e pubblicati dal Nigra a testimonianza della sua attenzione per le tradizioni popolari.

 

 

A questa casa, e a tutto il Canavese, Nigra fu sempre particolarmente legato e ne da una bella descrizione 

 

 

"La mia famiglia abitava in un piccolo borgo di mezza montagna; a chi percorre la strada provinciale da Cuorgnè ad Ivrea,  fra la valle dell'Orco e quella del Chiusella, se volge gli occhi in alto a sinistra, appena superato il breve ponte sulla Malesina dopo Castellamonte, si presenta la magnifica collina ove spiccano il vecchio castello di Villa Castelnuovo, nel quale io vidi la luce, e più in alto la chiesa di Sale, in un largo semicerchio chiuso a ponente dal monte Filia, a levante dalle colline di Muriaglio ed  a tramontana dalle Alpi".[1]



[1] Brano tratto dalla prefazione de “Il Natale in Canavese”, rappresentazione sacra raccolta e pubblicata da Costantino Nigra.

 

       
     

Sin dal 1867, NIGRA aveva anche acquistato il villino Crispi a Trinità dei Monti, con la magnifica vista della capitale e del Pincio, il colle dove morì Torquato Tasso. In questo palazzo aveva terminato di sistemare un piccolo pied-à-terre, che gli sarebbe servito come dimora per i suoi soggiorni romani, nel periodo invernale.

 

La casa al numero 18 di Trinità dei Monti a Roma, il Palazzo Rapini dei Casteldelfino,  successivamente diventato Palazzo Crispi, era un piccolo appartamento, assai confortevole, che  dava modo a Nigra di partecipare alle riunioni del Senato e poi di esplorare la città che aveva rappresentato la maggiore preoccupazione dei suoi ultimi anni parigini, ma che amava per la grandezza delle sue origini e per quell’immenso patrimonio artistico che, in ogni angolo, lasciava di stucco il visitatore.

Alla romanità Nigra dedicò una bella poesia "La campagna romana".

 

   

 C' Nigra a Venezia.

Oggi Hotel Resourt di lusso che ha mantenuto la struttura e le festigia dell'epoca di Nigra che ne aveva fatto la sua dimora estiva che divideva con Elisabetta Albrizzi (Elsa) il suo amore degli ultimi anni oramai separato dalla moglie Emerenziana.

 

 

Nel 1899 decise di ristrutturare la palazzina sul Canal Grande a Venezia (acquistata l'anno prima), alla confluenza con Rio Marin, affidando il progetto di ristrutturazione al professor Sardi, illustre architetto e progettista del teatro La Fenice di Venezia. I lavori sarebbero iniziati nell’autunno di quell’anno e subito dopo avrei completato l’arredamento secondo un progetto che io stesso avevo definito. Poiché il segretario di Nigra a Vienna, Carlo Fasciotti si intendeva di antiquariato e di arredamento, a lui affidò il compito di dirigere i lavori relativi all’arredamento della casa, mentre per i due giardini, che si affacciavano uno sul Canal Grande e l’altro sul Rio Marin, ed a Nigra teneva particolarmente, chiese alla sua amica Elsa Albrizzi di occuparsene personalmente. Entrambi svolsero un lavoro egregio, dando alla  dimora Ca' Nigra una veste signorile e, contemporaneamente, confortevole.

 

la collina di Pecetto

 

A Pecetto esiste una villa che appartenne a Costantino Nigra. Fu regalata alla moglie Emerenziana dal padre marchese Giovenale vegezzi Ruscalla come dote matrimoniale. Gli sposi non l'abitarono mai ma Nigra utilizzò la villa per riunioni segrete con Cavour

 

A Torino il palazzo della ex Clinica Salus in via San secondo angolo via Magente era di proprietà del Nigra. In tutte le dimore Nigra lasciò il segno della proprietà facendo inserire nei pavimenti, soffitti e vetrate il proprio segno comitale rappresentato dal simbolo CN incrociati nella corona di conte.