LE PUBBLICAZIONI DI COSTANTINO NIGRA

 

Copertina  Titolo  Anno  Editore  Abstract
  Glossae hibernicae veteres codicis taurinensis 

1869

Loescher editore

 Note glottologiche sul manoscritto gaelico conservato a Torino, Milano,Berna, Monastero di San Paolo in Carinzia concesso a Nigra da Amedeo Peyron a cui Nigra dedica la Prefazione.
Reliquie Celtiche

1872

Ermanno Loescher

 Nigra esamina e commenta il Manoscritto Irlandese di San Gallo, conservato nella Biblioteca di San Gallo in Svizzera che riporta un testo celtico con la traduzione latina.

Questo importante documento consente di fare luce sulla lingua celtica e sulle sue origini e Nigra dà nuovamente misura delle sue grandi capacità di studioso di dialetti e lingue che si basano sulla sua profonda conoscenza del latino e del greco.

  Fonetica del Dialetto della Valsoana

1874

Loescher Editore

 

Le Valli Orco e Soana rientrano nell'area linguistica francoprovenzale, di cui fanno parte anche le confinanti Valle d'Aosta e Valli di Lanzo, oltre che la Francia e la Svizzera.

In Val Soana il franco provenzale è molto diffuso parlato da quasi tutta la popolazione, mentre la Valle Orco si caratterizza per il dialetto della parte alta: risentono della sua influenza la parlata di Ceresole e quella di Noasca, che sembra la più antica, mentre, man mano che si scende verso lo sbocco della valle, si afferma il dialetto piemontese e, nello specifico, canavesano.

Gli abitanti della Val Soana possono essere definiti poliglotti: oltre all'italiano e al piemontese-canavesano, parlano infatti il peculiare dialetto valsoanino (di matrice francoprovenzale), un gergo chiamato "la ruga" e, se hanno lavorato come emigranti, il francese.

  La Rassegna di Novara

1875

Barbera Roma

 

La rassegna di Novara è un inno ai combattenti della prima guerra di Indipendenza (1848-49) e ne celebra il valore militare con dei versi che rappresentano una delle massime espressioni del valore letterario del Nigra.

La scena è situata nella notte dei morti durante la quale i soldati caduti escono dalle loro tombe e sfilano davanti al Re Carlo Alberto per morire una seconda volta per l’Italia e per i Savoia. Il connubio sogno e realtà è espresso in endecasillabi di egregia fattura e rievoca in versi le glorie militari sabaude citando tutti i Battaglioni dell’esercito sardo piemontese di fanteria, artiglieria e di cavalleria.

Questo poema è ricordato in tutta la letteratura italiana di fine ottocento e primo novecento ed è stato tradotto in latino, in francese, in inglese ed in russo (dal Nigra stesso).

Il carme fu pubblicato per la prima volta nel 1875, a beneficio della Società degli Ossari di San Martino e Solferino, per cura della Presidenza del sodalizio. Ne fu fatta la ristampa, col consenso dell’autore, per quel medesimo scopo, nel 1892, con appendice di alcune lettere di illustri italiani ispirate dalla lettura di questa poesia. Comparve in diverse antologie.

Il ricavo della vendita della pubblicazione fu devoluto agli Ossari di san Martino e Solferino.

  Donna Lombarda  1858    Una della canzoni popolari più conosciute.

A questo proposito,si può affermare che in ambito di folclore italiano, si deve distinguere tra due tipi basilarmente diversi di composizioni cantate. Questi sono le canzoni epico-narrative e i canti lirici. Gli ultimi si dividono in strambotti e stornelli, mentre gli altri possono essere canzoni storiche, romanzesche domestiche o religiose.  Strambotti e stornelli sono tipici dell’Italia centro-meridionale e se ne trovano rarissimi esempi, invece, nelle regioni settentrionali. In queste ultime prevalgono, anche se vi è traccia di alcuni strambotti e stornelli importati dalle regioni meridionali, le canzoni epico-liriche e, particolarmente in Piemonte, si tratta per la grande maggioranza di canzoni di contenuto storico. Donna Lombarda appartiene a questo gruppo di canzoni epico-narrative, ma, al contrario di molte altre, è diffusa praticamente su tutto il territorio italiano e compare anche in alcune regioni del nord della Francia e in altre regioni europee a substrato provenzale-celtico. Fu menzionata per la prima volta da Luigi Carrer a Venezia nel 1838, ma in modo molto incompleto ed inesatto e ripresa nel 1841 da Cesare Cantù. Il primo però che la raccolse direttamente fu Domenico Buffa, che la trascrisse in dialetto monferrino nel 1845, mentre fu pubblicata interamente da Oreste Marcoaldi nel 1855 nella sua collezione di canti popolari. Costantino Nigra ne raccolse svariate lezioni e le pubblicò con un commento nel 1858. Senza sapere che l’accostamento storico era già stato fatto, se pur timidamente da Cesare Correnti nel 1856, Nigra volle riconoscere nella figura di Donna Lombarda la storica Rosmunda, regina dei Longobardi.

   Canti Popolari del Piemonte

 prima edizione

1888

 Loescher

Editore

  I Canti popolari del Piemonte costituiscono una delle opere più valide della -filo­logia folcloristica del secolo scorso. Editi nel 1888 essi sono il frutto di un'opera vigile e coscienziosa iniziata fin dal 1854, nell'epoca, cioè, in cui il Nigra cominciò a pubblicare su alcune riviste italiane e straniere — « // Cimento », « La Rivista Contemporanea », « Ro­mania », ecc. ~ una serie di canzoni popolari che non solo rivelarono un nuovo filone della poesia popolare italiana, ma impegnarono il raccoglitore a delineare una nuova metodologia nella raccolta del materiale.

I Canti popolari del Piemonte, nei quali il Nigra utilizzò i mate­riali già raccolti e rielaborò i risultati cui era giunto, non sono infatti soltanto un'opera di filologia, ma un saggio di storia della poesia po­polare, o meglio, un quadro storico-filologico non certo privo di om­bre, ma ricco di scorci che continuano a conferire all'insieme vita e calore.Si può anzi affermare che i Canti popolari del Piemonte, con la re­lativa problematica che li anima, sono stati e restano tuttora il banco di prova dei maggiori folcloristi italiani ai quali il Nigra ha aperto una nuova provincia del sapere.

 Il volume include i canti raccolti, in vari tempi e in quasi ogni parte del Piemonte, da Nigra e da molti suoi collaboratori. Il maggior spazio del libro è preso dalle canzoni d'indole profana che, per la materia trattata, sono storiche, o romanzesche, o domestiche e amorose. per agevolare la lettura dei testi piemontesi fu messa anche una traduzione italiana ed aggiunto anche un breve repertorio lessicale di quelle voci dialettali che più si scostano dalla forma italiana.

Il volume include Canti narrativi (153), Orazioni e giaculatorie religiose (6), Cantilene e rime infantili (11), Strambotti (183) e Stornelli (10). Sono pubblicati anche alcuni spartiti musicali di alcune canzoni.

 

 La Chioma

di Berenice

 1891  Ulrico Hoepli  Callimaco di Cirene, poeta greco (310 – 240 a.c.) al servizio di Tolomeo III Evérgete, re d’Egitto, e di sua moglie Berenice, scrisse un’elegia per celebrare la salita in cielo della chioma della regina, rubata dal tempio di Afrodite cui era stata consacrata per sciogliere il voto del felice ritorno di Tolomeo dalla guerra contro la Siria. Questa chioma, secondo il mito, formò la costellazione chiamata ancora oggi, appunto, “ Chioma di Berenice”. Si trattava di un componimento laudatorio in cui si tesseva l’elogio della regina bellissima e fedele, originaria della stessa città di Callimaco. Dell’elegia ci rimangono solo una ventina di distici elegiaci sufficienti però a considerare abbastanza fedele la traduzione che ne fece Catullo (due secoli dopo) nello stesso metro.Foscolo, a sua volta, tradusse Catullo nel 1803, con quell’endecasillabo elegante che ammireremo poi in tutto il suo splendore ne “I Sepolcri”.A distanza di quasi novant’anni il Nigra, a riprova della sua profonda cultura classica e del cospicuo bagaglio filologico, tradusse anch’egli Catullo con dei risultati a dir poco sorprendenti. Il Carducci stesso, sempre insofferente nei confronti dei facili verseggiatori, ammirò e lodò la traduzione fatta “con ricchezza di filologia e di arte”. Alla traduzione è premessa una raffinata dedica, in versi originali, che abbiamo inserito nella pubblicazione proprio prima di questo componimento.  

Nigra pubblicò l’elegia con un lungo e dotto commento che gli valse l’ammirazione degli studiosi.

   INNI DI CALLIMACO  1892  Ermanno Loescher  Il Nigra si cimentò anche, con pari risultato rispetto a “La Chioma di Berenice”, nella traduzione, questa volta dal greco originale, di due dei famosi inni di Callimaco:

”A Diana” e “Per i Lavacri di Pallade”.

In questo, dedicato a Diana o Artemide, si racconta l’infanzia della dea con suo padre Zeus che si compiace delle affettuosità di lei.

Diana andrà poi a Lipari, nell’officina dei Ciclopi, per avere da loro l’arco e la faretra che porterà sempre con sé. Nell’antro fumoso essa non ha paura mentre ne sono terrorizzate le ninfe oceanine che l’accompagnano. Il testo greco è in esametri, la traduzione in endecasillabi sciolti.

Il Nigra pubblicò entrambe le traduzioni degli inni nella pubblicazione del 1892.

  Idilli 1893 Tipografia della Camera   Abbandonati i toni epici dei carmi, il calore del suo fervente patriottismo, e certe movenze scopertamente romantiche delle composizioni cosiddette minori, il Nigra, oramai anziano e stanco, lontano dagli splendori delle corti dove era passato personaggio ricercatissimo e vezzeggiato, e soprattutto deluso dalla politica, si ripiega su sé stesso e si riavvicina alla quiete della sua terra o a visioni idilliache che toccano e commuovono il suo animo stanco. Nel volgere probabilmente di non molti anni egli compone i dodici Idilli, definiti “bozzetti poetici” o “quadretti fiamminghi” per la loro eleganza e la precisione dei particolari, e paragonati sovente ai sonetti de              “L’ Astichello” dello Zanella, ma in cui si notano anche movenze pascoliane e a volte carducciane.

Con un sorvegliatissimo registro stilistico, come dice il Rapetti, Nigra descrive la pace dei campi, il fiorire ed il mutare delle stagioni, la bellezza dei luoghi, la purezza dell’aria, ma vi cala la presenza dell’uomo, magari con la gravezza della sua fatica, in balia del tempo che spesso ruba ciò che ha dato, lasciando disperazione e talora dura imprecazione.

Non è una voce possente quella del Nigra degli Idilli, ma il gusto, la padronanza del verso, la sincerità dei sentimenti manifestati, non lo fanno mai cadere nella retorica, e gli valgono, senza dubbio, un posto sicuro fra i poeti minori dell’ottocento.

   La Romanza di Tristano e Isotta  1897  Tipografia Senato  Questa romanza pubblicata nel 1897 fu’ dedicata all’amico Gastone Paris studioso delle tradizioni popolari. 

Gaston Paris (1839-1903), filologo francese tra i fondatori della filologia romanza di cui fu maestro grandissimo, ebbe come pochi il dono di esprimere con singolare limpidezza il suo pensiero.Scrisse, nella sua intensa attività letteraria, celebri saggi su antichi testi tra cui la leggenda di Tristano e Isotta.

 La leggenda di Tristano e Isotta è tratta dal testo “Lai del Caprifoglio” della poetessa francese Maria di Francia (1165).

Narra le vicende di Tristano e Isotta che le leggi umane e divine dovrebbero separare (Isotta è sposa di re Marco, zio di Tristano) e che un filtro d’amore tiene legati fino alla morte.

Il Natale in Canavese 1894 Roux & C 

E' il primo di un trittico di testi dedicati alle tradizioni popolari che comprende:

- Il Natale in Canavese

- La Passione in Canavese

- Il Giudizio Universale 

La stampa del testo de "Il Natale in Canavese" che Costantino Nigra fece nel 1894 in collaborazione col giornalista Delfino Orsi fu un atto di fede verso la tradizione popolare della Valle Sacra in cui Nigra nacque nel 1828. Nella vallata in quegli anni era tradizione rappresentare, in chiesa la sera del 24 dicembre, l' evento legato alla sacra rappresentazione cristiana a cui assisteva la popolazione di tre Comuni della Valle: Castelnuovo, Villa e Colleretto.

Anche Nigra vi partecipò come angioletto nel Natale del 1838 quando aveva 10 anni. "Vestito con cura da sua madre di una bella tunica talare candida, cinta di un nastro, con corone di rose ai capelli e con due magnifiche ali di penne di pavone attaccate alle spalle", così Nigra descrive il suo ruolo.

Il volume offre il testo di un'egloga pastorale popolarissima in Piemonte redatto sulla base della comparazione di 4 manoscritti diversi. Il testo è di 17 pagine, comprese le note ed è seguito da appendici di istruzioni per la rappresentazione.

   La Passione in Canavese  1895 Roux & Frassati 

 Il volume, pubblicato da Costantino Nigra e Delfino Orsi, raccoglie il testo della rappresentazione religiosa legata alla passione di Gesù Cristo che veniva rappresentata in Valle Sacra nell'ottocento.

E' assimilabile alla Passione di Sordevolo vicino a Biella dove ancora oggi questa tradizione è mantenuta ed ogni 4 anni si mette in scena uno spettacolo imponente per partecipazione di attori e di pubblico.

  Il Giudizio Universale 1896  Rouw & Frassati

 Il volume raccoglie il testo della Passione di Gesù Cristo come era rappresentata nelle Aie e nelle stalle di Villa Castelnuovo. Scrive il Nigra nella prefazione: "Nell'apocalisse di Giovanni la liberazione di Satana è così predetta: quando saranno consumati mille anni, Satana sarà liberato dal suo carcere e uscirà e sedurrà le genti". Nella tradizione ecclesiastica lo strumento di Satana sarà l'Anticristo, annunziato con questo nome nelle epistole di Giovanni.

La chiave della narrazione teatrale è dunque la predizione relativa all'apocalisse che il mondo contadino ben conosceva. Nigra e Orsi colgono dunque il tratto profondo che porta i contadini a riprendere, a rappresentare e a vivere tale dramma.

 

 Commemorazione

di Umberto I

1900   

 Costantino Nigra, ambasciatore d'Italia a Vienna, tenne la commemorazione ufficiale del Re Umberto I, assassinato a Monza il 29 luglio 1900.

La sede fu l'Ambasciata italiana a Vienna l'8 agosto 1900.

Re Umberto I fu colui che riconobbe a Nigra gli indubbi meriti con la nomina a Conte nel 1892, a senatore nel 1990 e conferendogli il Collare della S.S. Annunziata con cui diventava cugino del Re.

   Sulle Origini della Casa marchionale di Ivrea  1900

 Tipografia Bovo e Baccolo

Saluzzo

 Nigra espone e dimostra che il ramo della Casa marchionale di Ivrea discende da Casa Savoia illustrando il relativo albero genealogico.
 

Eporediensia

Il nome di Ivrea

1900

Tipografia

Chiantore

Pinerolo

In uno degli articoli presenti nella pubblicazione Nigra spiega l'origine del Nome della Città di Ivrea.
   Uno degli Edoardi in Italia  1901  Nuova Antologia  Una dissertazione di Nigra sul ritrovamento di una tomba nel piacentino che può essere attribuita ad un re Edoardo vissuto in Inghilterra nel XVI secolo e sepolto nel nostro paese.
Notes Etymologiques et Lexicales 1902 Paris Dissertazioni dotte sulle basi dell'Etimologia proposte sino a quel momento su di una serie di parole francesi e italiane che prendono origini da parole latine.
 

 La Rassegna

di Novara

 1903

 Menotti Bassani

& C

Milano

 Seconda edizione più bella editorialmente, arricchita dai disegni di R.Salvadori e con in appendice delle lettere al senatore Luigi Torelli ispirate dalla lettura del carme di Nigra.
   Vocabolario Valdostano  1906  Bottega d'Erasmo

 E' una testimonianza di affetto verso la terra natale (Il Canavese nel 1800 era Provincia di Aosta). Nigra si avvale della collaborazione di un esperto di dialetti della Valle d'Aosta, l'abbé Jean-Baptiste Cerlogne, nato a Saint-Nicolas, nel villaggio di Cerlogne, il 6 marzo 1826 e morto poi nel 1910. Nel 1879 occupa la Rettoria di Saint-Jacques d'Ayas e prepara tutto il materiale per il suo dizionario e la sua grammatica in patois. Nel 1889 diventa rettore alla Trina di Gressoney. Sempre seguito dalla sua vecchia domestica, dal suo gatto e dalla sua stampatrice, Cerlogne occupa poi il posto di cappellano in diverse parrocchie del Piemonte. Nel 1901, diventa rettore di Vieyes, villaggio tra Aymavilles e Cogne. Il suo lungo viaggio termina presso il Priorato di Saint-Pierre.

Il Vocabolario valdostano di Nigra comprende

  Il nome di Ivrea 1900

Società Storica Subalpina

Pinerolo

Tip. Chiantore

Il Nigra offre una dotta illustrazione sulle origini del nome della città di Ivrea.

   Ricordi Diplomatici  1906  Ripamonti & Colombo Roma

 Nigra illustra gli avvenimenti che precedettero la caduta del 2° Impero francese (1870) con un racconto dettagliato e preciso delle posizioni italiane e francesi ed una dotta dissertazione sul perchè l'Italia non si alleò alla Francia nella guerra con la Prussia.

Il documento, che faceva parte delle memorie di Nigra (poi misteriosamente scomparse dopo la sua morte) suscitò notevoli reazioni ma come sempre è la verità che disturba gli animi più che le parole.

  La Guerriera 1858 Omega Arte

Scritto quasi inedito scoperto da Alberto M. Cirese.

Il racconto, scritto da Nigra, parla di una giornata di caccia nelle montagne canavesane e della canzone popolare "La Guerriera". Un racconto stupendo che ci ricorda lo stile letterario manzoniano e che riportiamo in calce affinchè il lettore possa apprezzare la bellezza della narrazione.

 

testo de La Guerriera