ALCUNE TESTIMONIANZE QUALIFICATE

   Cavour

Lettera a Nigra - 28 Novembre 1858

Con un  interprete par suo dei miei pensieri io non ho timori.

Soccomberò può darsi del compito così difficile che mi sono imposto, ma sarà sicuramente senza disonore, senza rammarico, con la coscienza che lei ed io avremo fatto quanto era umanamente possibile fare per l’avvenire del nostro paese.Non le dò ulteriori istruzioni giacchè a quest’ora ella sa condurre la barca al pari per non dire meglio di me.

 Lettera a Nigra datata 1860

 “La vostra conversazione con l’Imperatrice mi ha illuminato. Evidentemente vi vuole sedurre. Lasciatela fare. Non siate troppo  Giuseppe . Alla lunga, la sua influenza potrà esserci utile. Non dobbiamo tralasciare nulla per averla dalla nostra parte. Ripetetele che noi italiani la troviamo molto affascinante. Per il resto credo che lei non abbia bisogno di lezioni e sappia agire alla Richelieu od alla Metternich ”.

 lettera a Nigra - datata 28 Novembre 1858

 CON UN  INTERPRETE PAR SUO DEI MIEI PENSIERI IO NON HO TIMORI. SOCCOMBERO’ PUO’ DARSI DEL COMPITO COSI’ DIFFICILE CHE MI SONO IMPOSTO, MA SARA’ SICURAMENTE SENZA DISONORE, SENZA RAMMARICO, CON LA COSCIENZA CHE LEI ED IO AVREMO FATTO QUANTO ERA UMANAMENTE POSSIBILE FARE PER L’AVVENIRE DEL NOSTRO PAESE.

NON LE DO’ ULTERIORI ISTRUZIONI GIACCHE’ A QUEST’ORA ELLA SA CONDURRE LA BARCA AL PARI PER NON DIRE MEGLIO DI ME.

 Lettera alla Contessa Di Circours-datata 1860

(nobildonna russa dell’epoca sposata ad un francese, residente a Parigi e donna di cultura amica del Cavour stesso. Regge la vita mondana della Parigi dell’epoca)

EGLI HA PIU’ TALENTO DI ME. CONOSCE PERFETTAMENTE LE MIE INTENZIONI E LE SA ESEGUIRE COME NIUN ALTRO.

   Re Vittorio Emanuele II

Cavour scrisse a Nigra dicendogli che lui ed il Re avevano particolarmente apprezzato la sua condotta, nelle trattative con Napoleone III per l'alleanza, e che il Re si era così espresso, in dialetto piemontese, per complimentarsi con lui:

Brau, a l’ha propi dit lon che l’avria dit mi se fussa stait là

“Bravo, ha proprio detto quello che avrei detto io se fossi stato là”.

   Antonio Fogazzaro – 7 marzo 1904

 

Non mi credo secondo ad alcun italiano nell’onorare in Costantino Nigra  il nobile allievo di Cavour, il diplomatico che insigni servigi rese all’Italia nel tempo in cui non si potè preparare, senza anima e penna di poeta,  l’opera della spada per il riscatto nazionale.

   

Gerolamo Napoleone - lettera a CAVOUR del 1858

 

 in essa si diceva tra l’altro:

Gli affari che stiamo trattando sono così grandi e importanti da richiedere la presenza frequente del signor Nigra a Parigi affinché possa costituire il trait-d’union permanente tra di noi. Vorremmo che fosse a Parigi il 22 novembre, data probabile della risposta ufficiale della Russia.

L’Imperatore, Voi, Nigra ed io saremo i soli a sapere tutto senza eccezioni

Luigi Collino – Direttore Museo Risorgimento di Torino negli anni 1920

 Dalla scorsa dell’ imponente epistolario di Costantino Nigra emerge in piena luce la figura nobilissima del diplomatico poeta. Passò attraverso a tutto il nostro risorgimento con singolare originalità di esistenza; sempre in primo piano, sempre all’avanguardia come soldato, come diplomatico, come poeta e come studioso ed ebbe dopo la compiuta Unità d’Italia quaranta anni ancora di vita senza tramonto e senza oblio. Offrì il braccio nel 1870 all’Imperatrice eugenia che cessava per sempre di essere sovrana e in questo gesto è tutta la cavalleria, tutta la nobiltà del suo carattere luminoso. Non ebbe mai che bontà per tutti e fu, nell’Europa che poco ancora la conosceva, un magnifico rappresentante della Nuova Italia Unita. Infatti non ne rappresentò soltanto la politica – che poteva talora essere piccina e immatura – ma anche, e soprattutto, l’arte, che era immortale e gloriosa da secoli come nessun’altra mai.

   Istituto Italiano di Scienze, Lettere ed Arti - 1904

 E’ da lodare chi apprezza con rispetto ed ammirazione i meriti e le qualità di Costantino Nigra. Egli mostrò infatti tanta abilità e fermezza negli alti uffici cui attendeva con assiduità ed esperienza continue, quanta nel fervore per le scienze liberali in cui rifulse per la sua superiore intelligenza. Con quanta precisione e con quanta acutezza di ricerca tradusse in italiano il poemetto su La Chioma di Berenice e ne fece un dottissimo commento!

Con quale acuta intelligenza e con quanti studi sull’argomento fece ricerche sulla comparazione delle lingue e quale ampiezza di materiale procurò per studiarle! Anche in altri studi letterari impiegò passione e diligenza per raccogliere i Canti popolari, e fu posto senza esitazione fra i maestri di tale disciplina.

Mentre dunque tanti uomini, pur grandemente benemeriti per la profondità dei loro studi, operano sempre nello stesso campo come se non fossero certi di proseguire più a lungo con le loro forze, quest’uomo veramente unico è dovunque noto per la sua intelligenza e per la varietà degli studi letterari e porta seco una non piccola ragione di fama. Mi auguro che un uomo siffatto rimanga in salute fino all’età estrema, cinto dalla gloria delle sue opere, e goda sempre della riconoscenza umana.

 

Emile Ollivier - Ministro di Francia nel 1870


Nigra riuniva ad una grazia e flessibilità seducente la più chiara fermezza di spirito. Quando si negoziava con lui, in un primo momento si sarebbe potuto credere che egli avrebbe ceduto su tutto, tanto sembrava preoccupato di non ferire alcuno; ma quando si giungeva al punto decisivo della discussione, d’un tratto la sua figura diventava grave, i suoi occhi fissavano con una penetrazione ferma e là dove voi avevate sperato di trovare una debolezza incontravate una irriducibilità.

professor Livio Minguzzi

dell'Università di Roma

 

LIVIO MINGUZZI SUL CORRIERE DELLA SERA - luglio 1907

 

Professore ordinario per la cattedra di diritto costituzionale nell’Università di Pavia nel 1887. Preside della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma dal 1899 al 1903. Socio corrispondente dell’Istituto lombardo dal 1899 e membro effettivo della sezione delle scienze politiche e giuridiche dal 1903.



 Si potrebbe parafrasare su Nigra ciò che Federico II° disse a Voltaire: “Voi siete un ambasciatore che si diverte a fare il poeta” e a cui Voltaire di rimando rispose: “No, Maestà, sono un poeta che si diverte a fare l’ambasciatore”

No. Costantino Nigra fu sopra tutto un patriota, un patriota vieille roche, di questo Piemonte che ha dato tutto all’Italia. Egli si affrettò a mettere in seconda linea la letteratura, prima la missione di servire la patria, ma letterato e poeta si servì degli studi per dare al diplomatico una veste più gradevole e per chiedere alla Musa aiuti per la politica; la famosa Gondola di Fontainebleau non fu solo una barcarola, fu una NOTA DIPLOMATICA. Così pure atto politico fu l’eloquente discorso de la plus langue francaise , come scrissero allora i giornali, alle feste petrarchesche d’Avignone di cui si servì Nigra per influire sull’opinione francese allora avversa all’Italia, rapportandovi, scrisse la Revue de deux Mondes, non solo il governo ma anche la gentilezza, l’ingegno, l’eloquenza italiana davanti all’intelletto francese.

Ché se a questo si aggiunge che egli fu anche un self made man, perché il conte Nigra, amico di statisti e regnanti, ambasciatore a Parigi, Pietroburgo, Londra e Vienna, era soltanto il figlio di un modesto medico del Canavese, che aveva studiato a Torino con una borsa al Collegio Reale delle province. Allora bisogna convenire che pochi uomini meritano come lui una biografia, e poche biografie possono essere così interessanti e salutari.

Ma con la “Vita” si raccolgono anche gli scritti. Memorie, Vita e Scritti sono la triade che deve tramandare ai posteri una delle più geniali personalità della generazione che ha fatto l’Italia.